Siamo gente strana noi italiani.
Innamorati delle contraddizioni.
E mentre i numeri continuano ad aumentare, noi continuiamo a non importarcene delle nostre vite.
E continuiamo ad usare la scusa del cane per poter uscire di più di casa.
Dobbiamo fare la spesa e allora ne approfittiamo per stare più tempo fuori.
Questa quarantena ci sta stretta.
Siamo abituati da sempre ad avere una vita frenetica. Ventiquattr’ore non ci bastavano mai. Eravamo quelli che procastinavano tutto e sempre.
Ed ora che ci troviamo bloccati, impossibilitati in ogni movimento, in ogni azione, con tutti quei “poi”, quei “se”, lasciati lì, in bilico, ci sentiamo di soffocare.
Ed ora che la tv ci mostra solo numeri su numeri, bollettini ad ogni ora del giorno e della notte, ora che la paura si fa sentire più forte, più vicina, solo ora alimentiamo la speranza.
La speranza di poter ritornare a viaggiare.
La speranza di ritornare alla normalità.
In fondo, abbiamo sempre sottovalutato la nostra libertà, le bellezza del nostro territorio, la bellezza dei piccoli gesti.
Che paradosso.
Prima che ne avevamo la possibilità, non abbiamo mai avuto voglia di fare niente.
Invece, ora che tutto ci viene vietato, abbiamo l’irrefrenabile voglia di viaggiare, di abbracciare in modo incontrollato anche la prima persona che incontriamo per strada.
E quando tutto questo sarà finito, potremo farlo.
E lo faremo sicuramente più forte e più intensamente di prima.
Tutto assumerà un altro senso, avrà un punto di vista nuovo.
E allora chiudiamo tutti gli occhi, ascoltiamo l’inno di Mameli che le radio hanno deciso di passare all’unisono, alla stessa ora.
Chiudiamo gli occhi e riapriamoli quando tutto andrà meglio.
Perché andrà tutto bene.